Chi sono

In primo piano

La definizione che preferisco maggiormente è “un Adolfo”!
Alcuni mi definiscono “Selezionatore“, altri “Gourmet Scout“!
Formo il mio ruolo partecipando a corsi di aggiornamento alle vendite, presenziando a manifestazioni del settore vinicolo e gastronomico di alto segmento, frequentando quotidianamente le Cucine, i Laboratori di alcuni “Clienti-Amici” al fine di “rubare” la loro arte e trasportarla verso Altri, scambiando obiettivi, opinioni, progetti e concedendo loro il corretto sussidio alle singole richieste.
Ascolto continuamente i consigli e i metodi dei produttori, con i quali collaboro. E poi non mi faccio mancare i corsi di formazione!
Rispetto il mio ruolo di “consulente enogastronomico“, mi vedo lontano da essere uno chef, un maître, un direttore o un critico. La mia unica invidia è aver mancato la laurea: ho frequentato per tre anni Medicina Veterinaria ma il vivere all’interno del ristorante di mio padre e la mondanità mi hanno distratto e appassionato al mondo dell’enogastronomia. Dopo un stallo di qualche anno, il lavoro dell’oste mi aveva spaventato perché molto impegnativo, faticoso e restrittivo nei confronti della vita privata; così ho deciso di avere un ruolo parallelo, vicino al mondo della Ristorazione, in continuo contatto con essa, ma al di qua della barricata, alla ricerca della materia prima Vincente.

L’inconsistenza del verosimile…

Le camicie rimangono attillate alla pelle quando la calura estiva sembra non voler mollare la presa.

I guanti stringono le dita quando è il freddo a renderle sottili e rugose.

Gli anelli abbandonano i loro cofanetti per allargare le prospettive di chi li riceve e dar spessore al futuro insieme.

Le scale aspettano tacchi che le salgano e calze che le scendano, perché la vita è fatta di vestiti da smettere e conforto da regalare.

E poi… la luce a spegnersi, il sole ad addormentarsi sulle piccole dune di Les Illetas e infine i profumi lontani di vaniglia e mirto finché… finché un giorno l’inverosimile…

Le camicie trovano i ripiani nascosti dei nostri armadi; i guanti dita oltremodo gonfie e gli anelli comodini sui quali venire dimenitcati.

Ed ecco il sole, la luce di nuovo e la salsedine ancora… affidate a schermi colorati, a fogli ingialliti forse per sempre o forse solo per il confine di “un punto e a capo”.